THE SANCTUARY

La cura del proprio corpo

PUBLISHED: 08 SETTEMBRE 2026

Il Momento

Lunedì 7 settembre 2026 alle ore 07:05, nella mia camera non è iniziato un semplice allenamento, ma l’esecuzione pratica di un piano a lungo termine.

Prendersi cura del proprio corpo non significa cercare la performance atletica fine a se stessa, ma decidere consapevolmente di costruire una struttura fisica capace di sostenere le lunghe ore di studio e di lavoro alla scrivania.

Il piano che ho creato si basa su un principio essenziale: tre sessioni settimanali Full Body, progettate per risvegliare i muscoli, stabilizzare le articolazioni e creare una routine solida prima che inizi il caos delle lezioni universitarie.

La Risonanza

La necessità di questo piano è nata dall’osservazione dei miei squilibri posturali. Anni di scuola e ore passate davanti agli schermi tendono a chiudere le spalle in avanti e a indebolire la catena posteriore.

Per contrastare questo attrito invisibile, ho investito in strumenti minimi ma simmetrici: due nuovi manubri in neoprene nero da 5 kg l’uno presi allo Sportler. La scelta non è casuale. A differenza delle macchine da palestra che guidano il movimento, i manubri costringono ogni singolo lato del corpo a lavorare in totale autonomia, esponendo le debolezze strutturali.

Nel mio schema ho inserito esercizi specifici come il rematore a due mani, con l’obiettivo di forzare la chiusura delle scapole e rieducare la schiena a stare dritta. Curare il corpo, per me, significa dare simmetria a ciò che la sedentarietà ha reso asimmetrico.

L’Attrito

La messa in pratica del piano ha evidenziato immediatamente dove il sistema fatica. Durante le spinte verticali e le flessioni in deficit sui manubri, la spalla sinistra ha iniziato a vibrare vistosamente, rivelando una netta differenza di forza rispetto alla destra.

L’attrito non è solo fisico, ma anche mentale: accettare che un lato sia più debole richiede pazienza. La tentazione di compensare usando la forza del lato destro c’è sempre, ma il piano prevede il rigore. Se il braccio sinistro trema, il ritmo rallenta per mantenere l’esecuzione pulita.

Verso la fine della sessione, quando la stanchezza minacciava di sporcare la postura, ho preferito escludere il plank e l’allungamento finale. La vera cura sta anche nel saper dire di no a un esercizio pur di proteggere la bassa schiena da un carico errato.

La Quiete

Finito l’allenamento, dopo la doccia, la transizione verso la scrivania avviene senza scossoni. Il corpo ha lavorato, la circolazione è attiva e la mente è straordinariamente lucida.

So che la fisiologia farà il suo corso e che i dolori muscolari a scoppio ritardato toccheranno il picco tra quarantotto ore. Ma quel fastidio non sarà un errore, bensì il segno tangibile che il piano sta funzionando e che i tessuti si stanno rigenerando.

Mercoledì alle ore 07:05 il timer suonerà di nuovo. Non importerà se la spalla sinistra tremerà ancora; regolerò l’intensità, ma la sessione verrà completata.

Ora la stanza è silenziosa, il corpo recupera e io posso aprire CotEditor per concentrarmi sullo studio, sapendo che le fondamenta fisiche sono state messe in sicurezza.

Tiziano Gasparet
AUTHOR

Tiziano Gasparet

Sono Tiziano Gasparet, studente di Lingue Orientali a Ca’ Foscari e autore del Monolito. Scrivo di ciò che vivo, studio e costruisco, cercando di trasformare l’esperienza quotidiana in osservazioni che possano essere comprese e condivise.

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