workflow vi pandoc scuola
Origine
Per scuola scrivo in Markdown con vi.
Poi esporto in PDF con pandoc solo quando serve.
pandoc input.md -o output.pdf
Niente Word. Niente Google Docs. Niente formati proprietari.
Markdown è leggibile per sempre, versionabile con Git, zero dipendenze.
Il nesso
Perché il Monolito archivia questo? Perché la sovranità non è debolezza. È pragmatismo controllato. Markdown = testo puro, universale, eterno. Pandoc = conversione on-demand, controllo totale sul layout. vi = editor minimale, veloce, sotto il mio controllo. Il nesso è filosofico: non accetto compromessi sulla sovranità, nemmeno per scuola.
La sfida
Il dubbio interiore: “Non è più facile Word?” La risposta: facile senza controllo è lock-in. La sfida è stata accettare che “standard” non significa “migliore”. Word è lo standard scolastico. Ma è un formato proprietario, soggetto a cambiamenti, incompatibile tra versioni, dipendente da un vendor. Markdown è lo standard universale. Testo puro. Leggibile da qualsiasi editor, su qualsiasi OS, per sempre.
Pace Mentale
Ora il mio sorgente è mio. L’export è on-demand. Il formato è aperto. La Pace Mentale viene dal sapere che i miei compiti scolastici non sono bloccati in formati proprietari. Sono in Markdown, versionati con Git, convertibili in PDF quando serve. Non è “solo scuola”. È sovranità applicata all’educazione.
Nota tecnica:
- Editor: vi (neovim)
- Formato: Markdown (.md)
- Export: pandoc input.md -o output.pdf —pdf-engine=xelatex
- Trigger: se devi condividere con non-tecnici → PDF, mai .docx
- Connessioni: sovereignty, technical-debt, open-standards